Nomadismo digitale: uno stile di vita e di lavoro per tutti?

Wiko sfata i  5 stereotipi più comuni su questo fenomeno

Il Nomadismo digitale è un “modus vivendi”, che fino a poco tempo fa era associato a uno stile di vita fatto di avventure in giro per il mondo con lo “zaino in spalla” e di poco tempo effettivamente dedicato al lavoro. Un’immagine stereotipata che vedeva in questo stile di vita, una realtà per pochi, soprattutto hippy e giovani Millenials desiderosi di fuggire dalla noia e monotonia del quotidiano, preferendo il divertimento. Ma ad oggi la percezione del fenomeno è cambiata.

Con la pandemia, infatti, il Nomadismo Digitale ha subìto un’accelerazione radicale ed è stato facile dimostrare come lo smart working e lo smart living siano una possibilità concreta per tutti. Le tecnologie digitali, in primis quelle mobile come lo smartphone, in questo senso sono diventate uno strumento che ha permesso a chiunque di seguire le proprie aspirazioni ed esigenze personali – ad esempio viaggiare- senza sacrificare la produttività e crescita lavorativa personale. 

Nomadismo Digitale: libertà di vivere e lavorare ovunque si voglia

Per dirla con le parole di Alberto Mattei, fondatore della community Nomadi Digitali: “Il Nomadismo digitale è un movimento globale di professionisti, desiderosi di vivere nuove esperienze, di scoprire nuove destinazioni e di conoscere nuovi territori ricchi di cultura e tradizioni, ma al tempo stesso di lavorare e fare impresa in luoghi dove si può vivere meglio, dove i ritmi sono rallentati e dove c’è un rapporto più intimo con la natura.”

Wiko, brand di telefonia franco-cinese insieme ad Alberto Mattei hanno deciso di approfondire il fenomeno e abbattere i numerosi stereotipi diffusi intorno a questo nuovo stile di vita e di lavoro. Il primo ad essere smentito è il mito secondo cui si fa “la bella vita”, ovvero si pensa solo al divertimento e la produttività lavorativa è nulla. Non è affatto così. Il nomadismo digitale consente di scegliere il luogo migliore da cui lavorare da remoto. Questo si traduce in un miglioramento della qualità della vita delle persone e offre alle aziende l’opportunità di accedere ai migliori talenti del mondo, ovunque siano. In secondo luogo non è vero che il Nomadismo Digitale coinvolge esclusivamente gli under 30. La maggior parte dei professionisti nomadi digitali sono più adulti, non sono necessariamente freelance e non vivono costantemente in giro per il mondo con zaino in spalla. 

Terzo: non occorre essere geek e possedere strumenti hi-tech di alto livello per lavorare in smart e vivere da nomade digitale. Bisogna sì possedere abilità nell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, tuttavia scegliere di utilizzare strumenti premium, non è un prerequisito essenziale. Quarto: non serve essere benestanti per poterselo permettere. Infine non esiste un profilo univoco di Nomade Digitale. Questo neologismo non descrive una specifica categoria professionale, un target ben definito di persone e nemmeno un loro preciso modus operandi: molti hanno scelto di muoversi per lavorare in luoghi che li rendano più felici, magari lontani dagli affollati centri urbani; altri hanno deciso di voler riscoprire la bellezza e il valore del tempo vissuto più lentamente; altri ancora hanno un lavoro che li porta a viaggiare per il mondo

In alternativa, si può scegliere anche di lavorare da remoto in uno spazio di coworking. Flexworking, a due passi dal Duomo di Milano e con spazi a misura d’uomo, rappresenta un’ottima alternativa al lavoro da casa. Contatta il nostro spazio di coworking al numero 02.87226977, invia una mail a info@flexworking.it o visita il nostro sito www.flexworking.it.

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