Non sempre lo smartworking è “smart”: ecco le soluzioni

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Foto: Andrew Neel on Unsplash

Lo smartworking può rivelarsi un’esperienza negativa se gestito male

Molte volte lo smartworking può essere gestito male e creare degli effetti collaterali. Come spiega il CEO di Methodos Alessio Vaccarezza: “Il lavoro a distanza imposto e forzato può avere conseguenze negative su persone e organizzazioni. Coltivando una mentalità anti-fragile si può trasformare in opportunità”.

Con l’emergenza del Coronavirus sono state adottate misure straordinarie che hanno cambiato la vita di molti lavoratori, costretti ad adottare la misura dello smartworking. Tuttavia, il lavoro da casa rischia di trasformarsi in un’esperienza negativa e a rivelarlo è Methodos, società di consulenza specializzata nell’accompagnare le imprese nei processi di change management: “Obbligare tutti a lavorare da casa improvvisamente non è smartworking. L’esperienza nelle attuali circostanze eccezionali dimostra, ed è un bene, che si può lavorare da casa senza troppe difficoltà con alcune accortezze e attenzioni. Tuttavia, superato lo shock iniziale, il lavoro forzato a distanza palesa diversi svantaggi e c’è il rischio che un’analisi superficiale porti a credere che lo smartworking crei problemi. Non è così”.
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Foto: Lukas Bieri da Pixabay

Se ci si trova senza alcun preavviso proiettati in una dinamica di lavoro a distanza, non è detto che la situazione sia “smart”: processi non definiti, tecnologie non note o poca dimestichezza con gli strumenti.  Ecco quindi quali sono gli effetti collaterali da gestire con maggiore attenzione e le possibili soluzioni per uscirne vincenti:
1. Ricreare le relazioni sociali: attivando le webcam e preferire le videochiamate alle semplici chat o telefonate potrebbe migliorare il rapporto con lo smartworking. Vedere i colleghi infatti stimola il confronto e permette di generare l’effetto “ricreazione” seppur davanti a uno schermo.
2. Separare vita personale e vita professionale: occorre dettare dei confini tra concentrarsi negli orari appropriati e poi staccare completamente nelle pause e nei pranzi in famiglia.
3. Fare attenzione al benessere fisico: nelle pause la cosa migliore è fare una passeggiata, o concedersi dei break fisici almeno due volte al giorno, per riattivare i muscoli e riposare la vista. Il benessere fisico richiede anche attenzione all’ambiente di lavoro: luminosità e areazione della stanza aiutano la concentrazione e l’umore.
4. Non rimandare gli impegni e trovare continuità: anche se voli, eventi e workshop saltano, è importante ricordare che si hanno a disposizioni diverse tecnologie per riorganizzare le cose da remoto con un livello di interattività, partecipazione e coinvolgimento inimmaginabile fino a pochi anni fa.
5. Prepararsi a gestire il dopo-emergenza: bisogna trarre le giuste lezioni per implementare progetti di smartworking strutturati per la normalità e non solo per le situazioni eccezionali, per valutare il modello di gestione manageriale e fare una valutazione anche a livello di stakeholder.
Categories: Smartworking

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