Cos’è lo smartworking? Il caso italiano e il quadro europeo

 

fonte: pxhere

L’Italia, negli ultimi anni, ha visto un forte aumento della flessibilità offerta ai lavoratori grazie allo smartworking. L’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano stima che tra il 2013 e il 2017 sia cresciuto di oltre il 60% il numero dei lavoratori che ne usufruiscono, e che più di un’azienda su due abbia già introdotto o stia introducendo iniziative tese ad aumentare la flessibilità nell’organizzazione del lavoro. Lo smartworking non è però un fenomeno solo italiano: il Parlamento Europeo, con la risoluzione del 13/9/2016, afferma di sostenere “il lavoro agile”. La risoluzione ne mette in evidenza i benefici, sottolineando l’importanza dell’equilibrio tra lavoro e vita privata per sostenere il rilancio demografico e promuovere il benessere e lo sviluppo delle persone e della società nel suo insieme.

Il quadro europeo

“Flexible Working” è il termine più diffuso in Gran Bretagna, che è anche il primo Paese ad aver introdotto una specifica legge in merito, nel 2014. Secondo questa regolamentazione, tutti i dipendenti con anzianità di servizio almeno pari a 26 settimane hanno il diritto di richiedere forme di flessibilità, che i datori di lavoro possono rifiutare solo se sussistono fondate motivazioni. Tali richieste possono riguardare il job sharing, il lavoro da casa, il part time, la settimana di lavoro compressa o orari flessibili individuali. Anche nei Paesi Bassi dal 2016 è in vigore il Flexible Working Act che, sul modello inglese, regolamenta il diritto dei lavoratori a richiedere forme di flessibilità negli orari e luoghi di lavoro.

In Francia si è puntato sul rendere flessibile il telelavoro con una serie di decreti culminati nella riforma della Loi Travail del 2017, grazie alla quale l’introduzione del telelavoro può essere definita ad hoc attraverso un accordo scritto o orale tra il datore di lavoro e il dipendente. In Germania, il Ministero Federale tedesco del Lavoro e le Politiche Sociali ha pubblicato il documento “Arbeiten 4.0” (Lavoro 4.0) che raccomanda l’introduzione di modelli di flessibilità volti a di accompagnare la trasformazione digitale del mercato del lavoro. Concetti simili si sono diffusi anche in Belgio, pur senza specifiche normative, con il nome di New Ways of Working.

Un altro termine diffuso in diversi Paesi è quello “Agile Working”, con cui (oltre alla flessibilità di orari e luoghi) si fa riferimento a flessibilità nelle attività e nel personale impiegato. Infine, l’Activity Based Working è un ripensamento delle condizioni di lavoro, in funzione delle caratteristiche dei compiti da svolgere.

Fonte: pxhere

Il caso italiano

In Italia si sono affermati i concetti di smartworking e lavoro agile, spesso utilizzati come sinonimi. Lo smartworking è definito dall’Osservatorio come “un nuovo modello di organizzazione del lavoro, fondato sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. L’enfasi dunque è sul superamento della rigidità dei vincoli rigidi nell’orario e luogo di lavoro, a favore di una più matura relazione basata sul lavoro per risultati. Dal punto di vista giuridico, questa concezione è disciplinata dalla Legge n.81 del 22/05/17.

Flexworking: incoraggiare lo smartworking

Attraverso il digital workplace che si è venuto a costruire, Flexworking è la location perfetta al centro di Milano per freelance, imprenditori e start-up che hanno bisogno di un posto dove lavorare in tranquillità, in un ambiente analogo a quello di un ufficio. Affittando spazi per coworking, meeting e presentazioni, è possibile usufruire di strumenti tecnologicamente innovativi. In questo modo, è possibile sfruttare tutte le potenzialità del lavoro agile, sempre senza

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